Procrastination – Procrastinare

Uno dei miei video preferiti di tutti i tempi su Vimeo… Procrastination is social media too…

Tonki – Instagram da appendere

Nell’ultimo anno il fenomeno del photosharing, impersonato da Instagram, ha registrato cifre da record. A volte però trovo questa “moda” effimera. Scatto una foto più per condividerla, tramite questo nuovo fenomeno sociale, che per me stesso. Una volta, con il rullino, le foto si facevano innanzitutto per ricordare qualcosa. Magari anche per mostrarle a qualche amico, ma per prima cosa si fissa un istante nel tempo. Per se stessi.

La fisicità della foto stampata si è però persa prima con le fotocamere digitali, poi con Instagram. Nel momento stesso in cui la scatto la foto finisce in una gallery che poi torno a sfogliare raramente, forse anche perché sono le foto stesse a essere di più, e quindi più “futili”.

Ogni tanto quindi, almeno personalmente, mi torna l’esigenza di un supporto concreto per il nostro ricordo.

Quasi casualmente ho scoperto Tonki, una simpatica e diversa soluzione a questa esigenza.
Si tratta di una cornice in cartone ecologico, ideata e realizzata da Wehangit sulla quale possiamo farci stampare direttamente le nostro foto importandole dal nostro profilo Instagram.

My tonki

Il prodotto è molto semplice e carino, costa 9.99 € (più spese di spedizione), arriva a casa per posta, ce lo possiamo montare da soli in poche semplici mosse e appenderlo alla nostra parete. Niente di rivoluzionario, direte voi. Eppure qualcosa di concreto, dico io. Quella concretezza che spesso molti di noi sentono mancare nell’era dei social media e dell’instant sharing imperante…

Io ne ho presi un paio e devo dire che mi hanno sorpreso. Peraltro potrebbero essere il vostro regalo ideale per San Valentino… io, fossi in voi, un giretto ce lo farei!

[vimeo http://www.vimeo.com/52016322 w=500&h=281]

Tonki, the ecological printed frame by Wehang.it from Wehang.it on Vimeo.

Il porno fa bene – Come4.org

Da sempre sesso=soldi. L’industria della pornografia è in costante ascesa e genera un fatturato ormai difficilmente quantificabile (100 miliardi di $?). Specie da quando si è passati da giornalini e vhs allo streaming online.

Perchè non sfruttare questa imponente industria e il suo fatturato per ottenere qualcosa di utile per l’umanità?

Forse c’era questa domanda nella testa di Marco e Riccardo quando hanno pensato per la prima volta al progetto che ora si chiama Come4.

Come4.org è un sito web che devolve il suo fatturato in beneficenza. Certo, esistono molti siti che devolvono parte del loro introito o delle loro iniziative in beneficenza. Ma Come4 ha un’arma in più: il sesso. Amatoriale, per giunta.

Tutti potranno vedere i contenuti caricati o caricarne di propri. A ogni video caricato viene associata una causa, un’iniziativa benefica. Alla fine dei vari filmati, o nella pagina del video, soggetti esterni posso acquistare della pubblicità. Gli introiti derivati dall’acquisto di questi spazi andranno a “sostenere” la causa associata al singolo video. E il business model è fatto.

Il finanziamento iniziale deriverà da quella cosa incredibile che si chiama crowdfunding. Come4 ha già superato i 10.000 € che aveva come obiettivo per la fine di ottobre 2012, tramite la piattaforma Ulule. E le donazioni continuano, segno che la campagna di comunicazione e il tam-tam sui social media è stato fatto con molta attenzione.

Ma i due founders pensano in grade e immaginano di creare una vera e propria community, “un luogo di incontro dove vivere in maniera naturale e senza costrizioni la propria sessualità”.

Il loro ideale è infine quello di creare una “provocazione culturale” che sfoci in una sorta di “rivoluzione sociale” anche nel ondo del porno.

Ma lasciamoli parlare, e in bocca al lupo!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=6XxcKHsvqIo]

Social Media: come ci distraggono dal nostro lavoro? [INFOGRAFICA]

Ecco una bella infografica sul potere di distrazione che hanno i social media a lavoro.

Dati interessanti:

– il 40% dei compiti interrotti non vengono continuati subito dopo l’interruzione.

– il 28% della giornata viene speso a interrompere e ricominciare i vari task.

650 miliardi di dollari $ è il costo delle interruzione sull’economia americana!

Un’utile, anche se non semplice, soluzione che ho testato di persona è la Tecnica del Pomodoro!

Ecco l’infografica!

from: http://mashable.com/2012/09/24/social-media-work-distractions/

My Open Day Italia Startup

Corrado Passera #isday

Quando vedi un ministro seduto su uno sgabello in maniche di camicia, a prendere appunti. Quando vedi mani che continuano ad alzarsi per dire la loro. Quando vedi l’hastag ufficiale #isday raggiungere in un attimo i top tweets. Quando senti di andare a casa più contento e carico di quando sei arrivato. Quando succedono queste cose ti rendi conto che sì, forse stai davvero vivendo il cambiamento tanto auspicato. Sì, ce la facciamo. Il momento è adesso. Lo vedi negli occhi concentrati dei giovani startupper. Lo senti nelle parole pesate dei meno giovani investitori. Lo annusi nell’aria…

Sabato, in H-Farm, c’è stato l’Open Day Italia Startup, un’associazione il cui obiettivo è di “promuovere le istanze delle startup, degli imprenditori e di tutti gli operatori dell’early stage italiani.” Era il day 1, il punto d’inizio di un percorso che porterà – DEVE portare – a dei risultati concreti. A un cambiamento che dia una spinta al mondo delle startup e, conseguentemente, alle imprese italiane.

Il clima favorevole a questo cambiamento sabato c’era. Prima gli startupper hanno espresso le loro richieste, le loro idee al ministro. Poi sono intervenuti i venture capitalist, gli incubatori, gli investitori. Il ministro ha risposto a ciascuna domanda e, cosa piuttosto singolare, ha chiesto più concretezza (solitamente i ruoli sono invertiti). Sappiamo tutti che bisogna cambiare, che dev’essere più semplice aprire un’azienda e gestirne fondi, assunzioni etc. Ma “portate casi ed esempi concreti, reali, attuabili. Copiamo da chi l’ha già fatto, e da dove funziona”. Allora le proposte sono scese nel dettaglio: si è parlato del programma attuato dal governo israeliano, di Startup Chile, di abolire i costi notarili, di usare un canale Rai per mandare in onda Ted Talks a ripetizione che siano d’esempio ai giovani… startupper, investor, incubators, uniti per proporre e trovare la strada per “esplodere”.

C’era qualcosa nell’aria. In quel ministro che parlava a bocca piena durante la grigliata post-dibattito. In quei giovani imprenditori che ci stanno provando, che ammiro. In quei tantissimi tweet hashtaggati #isday. Qualcosa che ti fa pensare che non c’è un solo dannato motivo per non provarci anche tu. Perché prima o poi il momento arriva. E deve arrivare adesso, non c’è più molto margine. Perché sì, per i giovani è dura, ma se il cambiamento non arriva dai giovani?? Perché siamo stati abituati fin da piccoli che avremmo avuto il nostro lavoretto, otto ore al giorno, per tutta la vita, senza pretese, con un mutuo da pagare, ma non è più così, giusto o sbagliato che sia. E allora emerge la voglia di provarci, specie se si è immersi in un clima come quello dell’Open Day, dove un cartellone valeva più di mille mie parole: Wake up, Start up!

Per chi si fosse perso l’evento, ecco qui di seguito la registrazione completa del dibattito:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=AXMy9vSIuqc]

Scoprite di più sull’iniziativa e proponete le vostre idee al sito ufficiale di Italia Startup

3 months later…

Più di tre mesi senza scrivere niente sul mio blog! Una cosa che mi ero ripromesso di evitare a tutti i costi…

Eppure il tempo è sempre troppo poco e le cose da fare, le novità, sono tante.

A partire dal nuovo lavoro come Community Manager a Zooppa, in un ambiente grandioso, che ti permette di conoscere gente con le palle, sveglia, con voglia di fare. L’ambiente ideale per un internet lover…

Seguendo con un progetto incredibile, che mi sta permettendo di lavorare con persone incredibili e mi ha avvicinato di prepotenza all’affascinante mondo delle startup: si tratta di Charlie. Lo sto vedendo nascere e svilupparsi, un’esperienza che non pensavo – ma in cuor mio speravo – di poter vivere in quest’anno di cambiamento.

Già, perché ho anche abbandonato i “natii lidi”, andando finalmente a vivere con la mia dolce metà.

In mezzo a questi eventi mettiamoci la partecipazione a un altro blog, qualche collaborazione in ambito SEO, un pizzico di siti in wordpress, più altre mille idee che frullano in testa… e questo blog è passato in ultima posizione.

Ma è rimasto qui, dove per fortuna posso parlare di “Social Media” ma anche, quando mi va, della mia vita di ogni giorno, di “Pane”.

Instagram, i social e il valore dei ricordi

Oggi mi sono casualmente imbattuto in una discussione sull’utilizzo di Instagram, ascoltando la replica di Melog 2.0, trasmissione di Gianluca Nicoletti su Radio 24.

Si discuteva di come una delle funzioni principali sia quella di applicare i filtri “vintage”. Vintage è bello. Perchè?

Perchè ci permette di conferire valore a un’immagine perfettamente inutile. Il valore che per noi ha una cosa passata. Difficilmente infatti noi essere umani cogliamo il valore del presente. Lo recuperiamo nel ricordo delle cose passate. Nel mondo di internet il “presente” è amplificato, è più veloce, è in 140 caratteri che finiscono velocemente nell’oblio. Il presente, così com’è, è già passato senza un “like”  o un “retweet”.

Con Instagram cerchiamo di dare un valore aggiunto ai nostri istanti quotidiani, il valore del passato. Anticipiamo la naturale acquisizione di valore degli oggetti con il tempo, rendendoli “ricordi” prima che essi effettivamente lo siano.

Questo recuperare la dimensione  e il ritmo di un presente che sembra scorrere troppo veloce è una tendenza che sta emergendo. Cos’è la Facebook Timeline se non il tentativo di conferire importanza (questa volte a posteriori) a qualcosa che inizialmente (per noi) ne aveva poca? Un altro servizio che ho da poco scoperto è Timehop, che ci manda una mail quotidiana ricordandoci dove eravamo e cosa abbiamo scritto un anno fa: stesso principio.

Forse questi nuovi media ci stanno facendo correre troppo? Non credo. Non lo so. Mi piacerebbe discuterne con qualcuno qui sotto, sempre che abbia tempo di leggere tutto il post…

Che fa un Social Media Manager?

Spesso mi sento rivolgere questa domanda: “ma cosa fa un social media manager?”
“C’è veramente gente che guadagna lavorando con facebook, twitter & co?”

Fino a poco tempo fa queste figure professionali erano sconosciute (quando non screditate) dai più. Ora sembrano improvvisamente una delle figure fondamentali del webmarketing, soprattutto dal punto di vista delle grandi aziende.

Ma cosa fa veramente un social media manager? E quali sono gli aspetti interessanti di queste nuove professionalità?

Lo faccio spiegare dalle efficaci parole di Matteo Flora, fondatore di The Fool, intervistato da 2024, interessante programma di radio 24 (seguitelo!): http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2012/120107-2024.mp3 (dal minuto 27:30)

Finalmente nuove realtà professionali emergono agli occhi dei comuni mortali!

Beintoo – scarica app e giochi e vinci premi nella vita reale


A dicembre si è svolta la convention LeWeb 2011 con un’interessante startup competition.

Il vincitore è “ovviamente” un’azienda italiana Antonio Tomarchio. Si tratta di Beintoo, un sito web che consente agli utenti di guadagnare sconti speciali su prodotti “reali” semplicemente scaricando, utilizzando e condividendo applicazioni e giochi per il loro smarthphone (ma anche tramite webapp). Il meccanismo si basa poi su delle classifiche, su delle sfide con i propri amici e con gli altri utenti della community, al fine di guadagnare quanti più Bedollars possibili, e aumentando così il proprio Bescore.

Questo video spiega in modo molto chiaro cos’è Beintoo:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=zUwH1-D5NFU]

Il tutto sembra molto interessante e , anche se ancora in fase beta, consiglio di provarlo, iscrizione gratuita.
Questo il mio utente: http://www.beintoo.com/user/404271/
E un applauso agli sviluppatori!

2011 in review

Ma sì, pubblico questo post, anche se inutile, perché è il primo anno in cui tengo un blog che ho voglia di tenere con serietà, e perché quest’anno può essere quello della svolta 🙂

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 2.700 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 45 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.